Indagine sull’immanenza del taiji – L’unità binomia microcosmica

Non avevo più di sei o sette anni quando cominciai a sentirmi attratto dalla Materia, – o più precisamente da qualcosa che “scintillava” nel cuore della Materia

– Pierre Teilhard De Chardin –

Nel precedente articolo ho introdotto le teorie astronomiche dell’impatto gigante, secondo le quali quattro miliardi e mezzo di anni fa un corpo celeste di grandi dimensioni, chiamato Teia, si sarebbe scontrato con la Terra approfondendosi in essa fino al suo centro. Trovo stupefacente eppure ovvia l’idea che il metallico magma incandescente, il nucleo fuso centrale nella terra, rappresenti l’odierna sempiterna realtà di quell’affondo ancestrale. Il metallico fuoco che ribolle incandescente e eterno nel profondo del pianeta e dal suo centro lo regge e riscalda e fa ruotare non è intrinseco ad esso, ma almeno quanto alla sua origine ne è estrinseco, straniero, estraneo, diverso, altro, alieno. Xin, il cuore nella tradizione cinese, è fuoco celeste, ma anche il cuore terrestre, xin zhu, il ministro del cuore, il fuoco terrestre, è di origine celeste. E a ben vedere, le attività ulteriori e diverse del cuore del nucleo terrestre di origine teiana, campo gravitazionale e accelerazione rotatoria, da cui si muove per trascinamento l’intera rotazione terrestre, pare analogicamente rapportabile nel microcosmico corporeo alle attività ulteriori e diverse delle cellule miocardiche del nodo del seno, ritmiche capacità auto contrattili da cui deriva l’intero nutrimento ematico corporeo.

Spettacolare è poi notare come l’identica insoluta commistione terrestre ed extraterrestre è considerata dalla scienza odierna al fondamento della vita microcosmica. Si ritiene infatti che nelle atmosfere composte di solfo e di azoto proprie delle ere arcaiche, le cellule procariote allora esistenti per milioni di anni furono appena in grado di mantenersi in vita, capaci di produrre mediante la glicolisi anaerobica modeste quantità di adenosina trifosfato  – ATP, sufficienti unicamente a nutrirsi e riprodursi. Poi avvennero cambiamenti radicali, sia nell’atmosfera terrestre, che si arricchì di ossigeno, sia nelle cellule procariote, che vennero infettate da  microorganismi geneticamente semplici ma capaci di utilizzare l’ossigeno che ora era presente nell’atmosfera. Si ritiene che questi microorganismi, provenienti da sistemi stellari lontani raggiunsero la Terra mediante meteoriti e scontri planetari. L’infezione microbica subita dalle cellule procariote divenne nel tempo una mutua simbiosi che si rivelò fondamentale all’evoluzione della vita terrestre. I microbi di origine extraterrestre proliferarono e si organizzarono all’interno del citoplasma delle cellule procariote terrestri, mentre queste ultime, in virtù di questi agenti infettanti alieni che erano in grado di utilizzare ossigeno, si trasformarono in eucariote vedendo  crescere e quasi decuplicare il numero di molecole di adenosina trifosfato  – ATP,  che  erano in grado di produrre. Nel tempo si misero a punto due complementari inscindibili vie metaboliche cellulari che sostituirono l’antica glicolisi anaerobica. Si svilupparono infatti il ciclo degli acidi tricarbossilici e la fosforilazione ossidativa. Il primo percorso metabolico, conosciuto anche come ciclo dell’acido citrico o ciclo di Krebs, dal nome del suo scopritore, si andò realizzando nelle  nuove condizioni di buona disponibilità di ossigeno mediante un riciclo delle scorie provenienti  dal metabolismo del glucosio e si attuò in una serie di reazioni anaboliche fornendo i substrati per formare energia. Mediante il secondo percorso, la fosforilazione ossidativa, si presero a utilizzare poi gli ioni di idrogeno ridotti come datori di elettroni in percorsi respiratori che utilizzando l’ossigeno portavano all’abbondante formazione di molecole di adenosina trifosfato  – ATP con produzione di acqua e di anidride carbonica. Sviluppatesi queste nuove vie metaboliche sostenute dalle strutture mitocondriali citoplasmatiche, evoluzione dei primigeni microbi alieni infettanti, l’arcaica via della glicolisi anaerobica restava per lo più sopita rifacendosi attiva specie al verificarsi di difficoltà e di intoppi lungo i nuovi processi metabolici  mitocondriali. Il ripiego organico sull’antica via della glicolisi anaerobica si rivelava per altro per lo più porta ed evidenza di compromissioni cellulari e organiche, che si realizzavano nella formazione di acido lattico da cui derivava una condizione di generalizzata acidosi favorente il più vasto arco di sofferenze, astenie, sovrappesi, cronicizzazioni virali, malattie diabetiche,  infezioni fungine, neoplasie, patologie diverse sotto questi avvisi da considerarsi comunque specchi delle compromissioni delle attività mitocondriali cellulari, a un tempo loro conseguenze e cause di peggioramenti ulteriori.

Fu dunque dall’esponenziale crescita della capacità di produzione energetica  cellulare che si sviluppò l’evoluzione della vita terrestre, promossa proprio dalle capacità di quegli alieni microbi arcaici, in tutto antenati degli attuali mitocondri citoplasmatici. E’ dunque dalla comunione di incommensurabili diversità e intrinseche distanze fra materia terrestre e materia non terrestre, sia nel macrocosmo che nel microcosmo, che muove l’incessante flusso dell’evoluzione della vita planetaria. E’ questa l’esperienza originaria rimossa e perduta da cui e in cui e verso cui ogni cammino di conoscenza risuona. Nell’esistenza terrestre vige dunque l’unità duale perché duale è la sua formazione e la sua realtà, sia quanto al macro che al microcosmo. Subito da questa affermazione si avvia l’ipotesi ulteriore che in altri firmamenti e contesti e scenari al di fuori dell’inerenza terrestre, l’eventuale unità esistente possa rivelarsi sommatoria differente, coincidenza di numeri di fattori diversi, in relazione alla varietà delle differenti formazioni e realtà celesti possibili, e che quindi nel cosmo possano esistere altre unità, sconosciute, plurime, altre realtà pressoché inconcepibili a noi terrestri che nell’unità duale siamo plasmati.

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